Se vivi con un cane, probabilmente ti sarà capitato di incrociare il suo sguardo. Magari mentre gli parli, mentre prepari il guinzaglio o semplicemente mentre sei seduto sul divano. Quando vuole qualcosa sicuramente ti fissa intensamente. Quel contatto visivo ci sembra così naturale che tendiamo a pensare sia il modo in cui i cani comunicano anche tra loro.
Eppure, osservandoli attentamente, succede qualcosa di curioso.
Da quando vivo con due cani, mi sono resa conto di non averli praticamente mai visti fissarsi negli occhi. Li vedo giocare, rincorrersi, annusarsi, comunicare continuamente con il corpo... ma uno sguardo diretto e prolungato compare solo in rare situazioni di tensione.
È solo una mia impressione?
In realtà, no.
Lo sguardo non è il centro della comunicazione tra cani
Noi esseri umani siamo una specie fortemente "visiva". Guardare qualcuno negli occhi significa ascoltare, prestare attenzione, mostrare interesse o affetto.
Per il cane, invece, la comunicazione segue regole diverse.
Quando due cani si incontrano, raccolgono informazioni osservando l'intero corpo dell'altro: la postura, l'orientamento, la distribuzione del peso, la posizione della coda e delle orecchie, le espressioni del muso, il movimento, la distanza e, soprattutto, l'olfatto.
Lo sguardo è solo uno dei tanti segnali e, nella maggior parte delle interazioni amichevoli, non viene mantenuto in modo fisso e prolungato.
Perché i cani evitano di fissarsi?
In etologia, uno sguardo diretto e insistente è considerato un segnale di forte pressione sociale.
Tra molti animali, compresi i cani, fissare l'altro negli occhi può essere interpretato come una sfida, una minaccia o un comportamento che aumenta la tensione.
Per questo motivo i cani mettono spesso in atto comportamenti che servono proprio ad alleggerire la situazione: distolgono lo sguardo, girano leggermente la testa, sbattono le palpebre, annusano il terreno o modificano la traiettoria dell'incontro.
Questi comportamenti fanno parte di quella raffinata comunicazione che permette di evitare molti conflitti prima ancora che inizino.
Naturalmente esistono eccezioni. Durante il gioco, in alcune fasi della predazione o in situazioni di conflitto, il contatto visivo può comparire, ma generalmente è breve e inserito in un contesto comunicativo molto più ampio.
Allora perché il nostro cane ci guarda negli occhi?
Qui arriva la parte più affascinante.
Nel corso di migliaia di anni di domesticazione, i cani hanno imparato qualcosa di straordinario: gli esseri umani comunicano moltissimo attraverso lo sguardo.
Così hanno sviluppato la capacità di cercare i nostri occhi per ottenere informazioni, chiedere aiuto, comprendere le nostre intenzioni, attirare la nostra attenzione o rafforzare il legame con noi.
Diversi studi hanno inoltre mostrato che, durante un contatto visivo rilassato tra cane e proprietario, in entrambi aumenta la produzione di ossitocina, un ormone coinvolto nella formazione dei legami sociali. È un meccanismo molto simile a quello osservato tra un genitore e il proprio bambino.
In altre parole, il cane ha imparato a usare uno strumento comunicativo che, tra i suoi simili, ha un significato molto diverso.
Un piccolo equivoco tutto umano.
Spesso interpretiamo lo sguardo del cane pensando che faccia con noi ciò che farebbe con un altro cane.
In realtà è vero il contrario.
Quando il nostro cane ci guarda negli occhi, non sta semplicemente comportandosi "da cane". Sta comunicando con noi utilizzando un linguaggio che ha imparato vivendo al nostro fianco.
È uno degli esempi più belli della straordinaria capacità di adattamento di questa specie.
Imparare a osservare davvero.
La prossima volta che vedrai due cani incontrarsi, osserva dove va lo sguardo ma anche il resto.
Osserva come si avvicinano, come orientano il corpo, come usano la coda, le orecchie, il muso, la distanza e il movimento. Scoprirai che stanno sostenendo una conversazione ricchissima, anche senza guardarsi negli occhi.
E forse ti renderai conto che il contatto visivo che il tuo cane riserva a te è qualcosa di ancora più speciale: non è il suo linguaggio naturale, ma il punto d'incontro tra il suo mondo e il nostro.
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